Daniele Gatti sa elaborare programmi che hanno peso e significato. Proponendo l’esecuzione della Sinfonia Mathis Der Maler di Hindemith e di una sinfonia di Brahms, rende un omaggio discreto a Wilhelm Furtwängler, che aveva inserito anche lui nel 1934 nel programma della creazione dell’Hindemith una sinfonia di Brahms (la terza) 1.
Hindemith e Brahms, due poli della cultura musicale tedesca dove Brahms è un autore di riferimento dell’orchestra e Hindemith un musicista singolare e passionante del Novecento . D’altronde, Daniele Gatti ama dirigere la sinfonia di Hindemith che ha fatto con la Filarmonica della Scala e con la Gewandhaus di Lipsia l’anno scorso.(Vedere Blog Wanderer – in francese)
La musica di Hindemith è stata oggetto di un dibattito aspro in questi primi anni del nazismo : la sinfonia Mathis der Maler eseguita nel 1934, preludeva alla creazione dell’omonima opera alla Staatsoper di Berlino. Invece la prima è stata vietata da Göring, e l'opera creata a Zurigo nel 1938, dopo la partenza di Hindemith dalla Germania per gli USA. Fu l’occasione di una presa di posizione fermissima di Furtwängler per difendere Hindemith in un articolo uscito nella Deutsche Allgemeine Zeitung sotto il titolo Der Fall Hindemith (il caso Hindemith): Furtwängler si opponeva chiaramente allo stato nazista e alla sua volontà di normalizzare l’arte.
Infatti, Mathis der Maler si riferisce alla lotta di Mathis (Matthias Grünewald) contro ogni forma di censura dell’espressione artistica in un momento di crisi religiosa profonda legata agli inizi delle Riforma. L’opera pone la problematica della relazione tra arte e potere e della libertà creativa dell’artista : una problematica forte agli inizi del periodo nazista, di cui si conoscono l’ukase contro le forme artistiche non "normalizzate" come la musica “degenerata”2 oppure l’accusa alla musica di Hindemith di essere bolscevica o addirittura legata agli ebrei.
Difendendo Hindemith, Furtwängler (che era intoccabile) afferma una libertà che contribuisce a relativizzare le accuse di cui fu oggetto alla fine della guerra.
Il pezzo creato dall’Orchestra Filarmonica di Berlino è stato eseguito raramente assai (ultima volta nel 2014 sotto la direzione di Herbert Blomstedt), anche se esistono incisioni notevoli (Hindemith, Karajan, Abbado). Era l’occasione per Daniele Gatti di esplorare il repertorio meno conosciuto dell’orchestra e anche di ricordare la sua storia.
L’opera di Hindemith, ispirata al famoso altare di Isenheim (esposto al Museo Unterlinden di Colmar, in Alsazia) è solo parzialmente « un’opera a programma » e anche parzialmente un'opera descrittiva, benché le tre parti abbiano il nome di tre panelli dell’altare : Engelkonzert (concerto degli Angeli), Grablegung (Deposizione), Versuchung des heiligen Antonius (Tentazioni di Sant’Antonio).Stabilisce una relazione di Corrispondenza (nel senso del poeta francese Baudelaire) tra la pittura e la musica “colori e suoni”: ai colori del pittore corrispondono i suoni del compositore della musica. sotto questa luce, Hindemith ha voluto dare valore all'approccio del pittore e esprimere la sua propria ammirazione per la Riforma. Visto che sta ultimando l’opera lirica sullo stesso tema, è chiaro che al centro c’è la questione drammatica : non descrivendo il quadro, Hindemith prova a descrivere un processo (oggi diremmo “process”) di creazione, un’anima febbrile che sta creando l’opera d’arte : siamo lontani dalla descrizione esterna di un quadro. Ovviamente c’è tra il lavoro del pittore Mathis e quello del musicista Hindemith uno stretto legame, un parallelo che dà quanto più urgenza alla musica : si sa quale accoglienza daranno i nazisti alla sua opera lirica.
E Daniele Gatti nel suo modo di rendere la sinfonia percepisce questi differenti strati e soprattutto l’ambiente teatrale di un’opera che esprime le tensioni del processo creativo, ma che riflette anche una singolarità stilistica che Gatti ha saputo mettere a risalto, prima la tensione tra modernità e classicismo, ma anche una monumentalità senza fronzoli, di tipo “Nuova oggettività” (neue Sachlichkeit): mai Gatti si perde nella sentimentalità, ma cura invece i dettagli architettonici della partitura, preservandone l’impressione di potenza, senza mai però essere pesante. Se si potesse paragonare lo stile di Gatti a uno stile architettonico, si potrebbe parlare di stile dorico : potenza, rigore, maestà, ma nello stesso momento grande eleganza.
Anche nel momento in cui la musica s’allarga e s’illumina, Gatti cura il volume, sempre contenuto. Tensione e lirismo si mischiano, come per rendere lo stato psicologico, ma anche il messaggio religioso, nonché la fede. Gioia si, tormento anche. E questa complessità appare nell’approccio del direttore, potente, energico, ma sempre teso assai, di una tensione che irriga tutto il concerto.
Porre Brahms (Sinfonia n°3), di fronte ad Hindemith, già lo aveva proposto il grande Furtwängler alla prima esecuzione assoluta della sinfonia “Mathis der Maler” nel 1934. E Daniele Gatti aveva lo stesso proposto a Lipsia Hindemith di fronte alla Sinfonia n°1 di Brahms. Questa volta tocca alla Sinfonia n°2, quella dell’elegia, che ricorda, si dice, la Pastorale di Beethoven, forse tra le quattro sinfonia la più complessa a livello interpretativo.
Complessa perché in questa sinfonia di forma strettamente classica (con movimento lento e scherzo breve) nella linea della tradizione iniziata a Haydn, poi Mozart e poi Beethoven, Beethoven è senza dubbio il riferimento più chiaro (si alludeva alla Pastorale), ma non si può neanche ignorare i legami con Schumann. Se c'è elegia, c'è anche qualcosa di più cupo ogni tanto. E’ considerata comunque una sinfonia più gioiosa della precedente, composta anche molto più velocemente, il tempo dell’estate 1877 sul Wörthersee poi a Baden-Baden, mentre ci sono voluti vent’anni per elaborare la sinfonia n°1.
Confrontando l’orchestra a un pezzo che suona spesso e che fa parte del suo DNA (ultima esecuzione con Rattle meno di un anno fa), Gatti propone un lavoro nuovo, una visione diversa delle interpretazioni attuali di Brahms. Ho detto spesso che Gatti è un tellurico, un “chtoniano”, uno che sembra muovere le forze della terra. Colpisce in questo lavoro la potenza di masse sonore che si intrecciano una l’altra, ma sempre con fluidità, con flessibilità e soprattutto con una coerenza di linea impressionante. Altra qualità del discorso, la chiarezza, la volontà di far sentire tutto, di lasciare che lo strumento fiorisca, era il caso dei fiati per Hindemith, è anche il caso da questo Brahms fin dall’inizio nel dialogo tra archi (violoncelli e contrabassi) e gli ottoni (corni) alleati con i legni, con un tempo lento nonché maestoso e, oserei, qualche volta anche Furtwängleriano. Gatti approfitta anche delle qualità eminenti dei solisti di Berlino non solo per metterli a risalto, ma anche inserirli in un discorso generale, chiedendo a loro di mettere a prova una virtuosità mirata a dare senso, mirata alla costruzione generale, andando anche contro le loro abitudini. C’è in tutta la sinfonia una sensazione continua di serio , anche nei momenti più elegiaci. Una visione mai leggera, mai superficiale, mai dimostrativa : si legge il lirismo sempre presente, ma si legge anche una grande sensibilità, una musica del cuore che tocca all’emozione la più autentica. Senza dubbio l’orchestra ha condiviso l’approccio perché ogni musicista sembra coinvolto, impegnato : abbiamo sotto gli occhi l’orchestra delle grandi serate dove fa musica e solo musica (la video della Digital Concert Hall dovrebbe confermarlo).
Il primo movimento dà il colore generale : direzione chiara, affermata, sempre sull’orlo del tragico, senza però sacrificare nulla all’eleganza, ma di sicuro meno serafica, celeste, ariosa di altre interpretazioni. Vedendo l’impegno dei musicisti, Gatti li lascia suonare, come nell’Hindemith, e li guarda con sorriso (dirige a memoria) intervenendo per certi equilibri di volume o certe rotture ritmiche. L’insieme è brillante senza essere inutilmente rutilante oppure dimostrativo : il suo Hindemith e il suo Brahms non sono mai sovracarichi di effetti : non si ricerca l’effetto mai sono la verità della partitura
Ad esempio, certi momenti (finale del primo movimento, inizio del secondo) suonano come musica da camera, come una Kammersymphonie cara a Schönberg, di cui si sa l’ammirazione e lo sguardo verso Brahms. Suonano quanto meglio in una sala cosi avvolgente e cosi intima. Notiamo il suono molto rotondo e molto sottile, quasi pacificato del corno del giovane David Cooper, fresco arrivato nei Berliner al lato del grande Stefan Dohr e il dialogo che nasce nel secondo movimento con l’orchestra. I musicisti si ascoltano e fanno davvero musica insieme : determina anche un ascolto diverso del pubblico, più concentrato. Si dovrebbe sempre per misurare il grado di concentrazione ascoltare le pause tra i movimenti : se c’è esplosione di tosse e rumori diversi, vuol dire che la musica era tale di aver bloccato ogni movimento corporeo.
Colpisce nell’audizione del secondo e dell’ultimo movimento (veramente straordinario) il sentimento del dramma che si sfiora, della gravità ovvia del discorso, ma c’è lo stesso continuamente l’espressione di una gioia profonda, alla valenza quasi mistica, illustrata dalla gioia di suonare evidente dell’orchestra. Un ultimo movimento cosi energico, cosi impegnato con solisti incredibili (legni ! flauto ! oboe!) potentissimo e colmo di fantastiche delicatezze (pianissimi degli archi da sogno) non si era sentito da tempo. Momento entusiasmante che si conclude con un tale trionfo da parte del pubblico che Gatti viene richiamato da solo dopo l’uscita degli orchestrali, cosa rarissima…
In questa occasione si è verificata l’ovvia gioia dei Berliner di suonare insieme a questo direttore, che hanno applaudito con un grande sorriso soddisfatto, gioia reciproca e visibile : una collaborazione che diventa ogni anno più profonda e che lascia sperare altri incontri cosi potenti e commoventi.
Notes [ + ]
| 1. | ↑ | nonché un concerto per violoncello di Carl Philipp Emmanuel Bach |
| 2. | ↑ | Entartete Musik |
| 3. | ↑ | tre angeli cantavano un dolce canto |