Nei primi anni del nuovo secolo il quarantenne Calixto Bieito stava affermandosi sulle scene liriche internazionali con una serie di succès de scandale e nel 2004 anche la Komische Oper di Berlino si rivolse a lui per una nuova produzione di Die Entführung aus dem Serail, che suscitò un super-scandalo, indignando una grossa fetta sia del pubblico che della critica. Un critico scrisse che era il peggior spettacolo d’opera che avesse mai visto. Condivido pienamente tale giudizio, ma voglio mettere bene in chiaro che, per quanto mi riguarda, non è causato dalle scene di sesso (e nemmeno dalle ben peggiori scene di violenza) ma dall’insulsaggine di questa regia. L’impressione è che, per volersi a tutti i costi dimostrare geniale, Bieito abbia finito con lo sbagliare tutto. Questa spiegazione è pur sempre migliore dell’altra, che cioè ricorra alle sue provocazioni al solo scopo di far parlare di sé.
Alla Komische Oper si rappresenta ancora quest’allestimento dopo quattordici anni, ma il passare degli anni ha fatto svanire il sapore stuzzicante dello scandalo ed è rimasta soltanto la vuotaggine di una regia che ha un’unica idea, la gestisce male e diventa terribilmente noiosa, non sapendo far altro che passare dal sesso alla violenza e dalla violenza al sesso. Proviamo a descriverne alcuni momenti.
Durante l’ouverture, che si svolge a sipario aperto, alcuni grandi cartelloni pubblicitari di intimo femminile sexy dominano il centro del palcoscenico, mentre ai lati due donne sono in mostra in vetrine simili a quelle del quartiere a luci rosse di Amsterdam. Poi appare una trapezista che compie le sue evoluzioni con il ridottissimo costume di scena e con le pose provocanti consuete in questo tipo di esibizioni da circo : si potrebbe pensare che tutto questo voglia essere una forma di protesta contro la mercificazione del corpo della donna, ma non ha nulla a che vedere con la musica di Mozart. Ma andiamo avanti. Alla fine dell’ouverture entra Belmonte, che al vedere la trapezista comincia subito a massaggiarsi dalle parti della patta dei pantaloni, mentre canta la sua aria. Nel frattempo Osmin insegue una ragazza e consuma un amplesso con lei in uno dei parallelepipedi trasparenti sparsi per il palcoscenico, che, come capiremo presto, rappresentano i vari ambienti del bordello in cui tutta l’opera si svolgerà. Dopo essersi fatto una doccia, Osmin canta il suo duetto con Belmonte in piedi su una pedana, sempre totalmente nudo. Secondo alcuni è il momento più scandaloso, invece è uno dei pochi momenti della regia che potrebbe avere una giustificazione, perché mette in luce la lascivia del personaggio e allo stesso tempo lo ridicolizza (poiché, dispiace doverlo dire, la nudità di quel signore sessantenne è piuttosto grottesca) così come Mozart stesso lo ridicolizza, ovviamente con altri e ben più raffinati mezzi. Ma non sembra che sia questo l’obiettivo che Bieito ha in mente, perché questo non è che il primo di una serie totalmente ingiustificata di atti sessuali di ogni genere – ovviamente simulati – che coinvolgono sia i protagonisti sia i figuranti. Questo mi dà il destro di dimostrare la mia conoscenza del latino e di usare le parole cunnilingus e fellatio, un’occasione che finora mi era capitata solamente una volta nella mia attività di critico musicale, a proposito di quella che è stata definita “aria della fellatio” in Powder her face di Thomas Adès : ma il compositore britannico ha composto una musica adatta alla situazione, mentre il povero Mozart si dimostra assolutamente inadeguato a queste situazioni così spinte.
Con l’entrata in scena di Konstanze si aggiunge al repertorio di Bieito un campionario di rapporti sadomaso, perché Selim tiene la nobildonna spagnola chiusa in una gabbia o legata al guinzaglio come un cane e la sottopone a vari tipi di abusi sessuali. Talvolta si scambiano i ruoli ed è Konstanze a dominare sessualmente il Pascià. Anche in questo caso Bieito parte da un’osservazione non totalmente ingiustificata, perché è vero che Selim tiene prigioniera Konstanze, ma è anche vero che dimostra un animo nobile, la rispetta e non ha assolutamente scambi sessuali con lei. Il problema è che anche quelle poche idee che non siano totalmente folli vengono rovinate dal demone da cui Bieito è dominato, che gli impedisce di trattenersi e lo spinge a portare tutto all’estremo, fino a diventare non soltanto esagerato ma ripetitivo e quindi noioso. Il sadomaso aumenta il campionario di atti sessuali che Bieito può mostrare ma si tratta pur sempre di variazioni su un unico tema, non c’è nessuna idea nuova, anzi non c’è proprio nessuna idea. Sparisce ovviamente la ben calibrata alternanza di comicità e drammaticità di Mozart e la drammaturgia dell’opera è totalmente distrutta, senza nemmeno essere sostituita da un’altra diversa drammaturgia, perché una serie di atti sessuali non costituisce una drammaturgia. L’unica cosa che la regia fa è aumentare sempre la dose di sesso e di violenza.
Purtroppo, come già accennato, la musica di Mozart è totalmente inadeguata alle geniali idee di Bieito e potrebbe essere un elemento di disturbo, distraendo lo spettatore dalla regia, che è ciò che veramente conta. Fortunatamente l’interpretazione musicale interviene ad evitare che ciò avvenga, distruggendo completamente Mozart. La sua meravigliosa orchestrazione è ridotta da Ivo Hentschel (presumibilmente le cose erano andate molto meglio nel 2004, quando dirigeva Kirill Petrenko) a una sgraziata massa sonora, in cui – per dirne una – non si riesce a distinguere uno solo degli innumerevoli raffinati interventi degli strumenti a fiato. I rapporti tra i vari strumenti dell’orchestra non sono assolutamente curati e le cose non vanno meglio per quel che riguarda i rapporti tra strumenti e voci, poiché l’orchestra copre i cantanti e i cantanti non vanno a tempo con l’orchestra. D’altronde si può capire che i protagonisti non riescano a dedicare molta attenzione al canto, se devono fare tutto quel che la regia gli richiede. La migliore è Nicole Chevalier, che ha una notevole esperienza mozartiana ma non è (o non è più) in grado di superare agevolmente i virtuosismi richiesti da Mozart a Konstanze. Jens Larsen (Osmin), Nora Friedrichs (Blonde) e Johannes Dunz (Pedrillo) non vanno al di là del livello di un teatro di provincia, mentre Adrian Strooper (Belmonte) non conosce i fondamenti del canto mozartiano. Questi sono gli inevitabili svantaggi delle compagnie stabili, dove un cantante deve adattarsi agli autori e agli stili più diversi.
Ormai questa Entführung aus dem Serail non scandalizza più e non ci sono state proteste né fischi. Alcuni spettatori (pochi) abbandonano la sala durante lo spettacolo, gli altri restano fino alla fine, applaudono educatamente e si avviano all’uscita.