IL FLAUTO MAGICO : il popolo dei cittadini del mondo
Il regista inglese Graham Vick ci ha da sempre abituato a spettacoli dal forte segno contemporaneo, messe in scena strettamente connesse a eventi del quotidiano in modo da far riflettere su quanto è accaduto o sta accadendo. Resta nella nostra recente memoria il suo “Stiffelio” visto al Teatro Farnese di Parma in occasione dello scorso Festival Verdi, spettacolo vincitore del Premio Abbiati.
Non si sottrae questo “Flauto magico” ed è una vera e propria sfida. In scena 100 cittadini del mondo, persone di varie professionalità, età ed etnie a rappresentare il “popolo”, sia nel senso dell'umanità tutta sia nel senso di una coralità che, alla maniera greca antica, interagisce con i protagonisti ed è, in qualche modo, motore della storia, proprio come il coro nelle tragedie classiche.
Il percorso iniziatico che Tamino compie nell'opera in questa edizione allo Sferisterio diventa un percorso non individuale ma collettivo : è il popolo che, attraverso le prove che Tamino accetta di compiere e supera, cresce e si libera dalle schiavitù dei giorni nostri : il dominio del denario, la supremazia della tecnologia e dei marchi internazionali, la obnubilazione delle fedi religiose che sconfina nell'intolleranza verso chi non le condivide.
Un cast di giovani, belle e adeguate voci ha piacevolmente sorpreso. Su tutti è spiccata la Pamina di Valentina Mastrangelo dalla voce ampia e ben sostenuta, capace di lunghe e armoniche arcate sonore, ma l'attenzione del pubblico è stata calamitata dal bel Papageno di Guido Loconsolo vestito da pollo, giusto phisique du role e voce dai caldi riverberi. Giovanni Sala è un Tamino che non si impone (per scelta registica) ma che perfettamente interpreta il ruolo richiesto e si delinea non come capo di un “popolo-gregge” bensì rappresentante di un popolo razionale e preparato alle sfide. Compiono vere acrobazie fisiche le tre dame, Lucrezia Drei, Eleonora Cilli e Adriana Di Paola, mentre le attese acrobazie vocali della Regina della notte sono state affidate a Tetiana Zhuravel, unica straniera del cast insieme all'Oratore di Marcell Bakonyi, entrambi promossi alla prova dell'italiano. Grandi presenza scenica e voce per Antonio Di Matteo : il suo Sarastro è un moderno imbonitore, forse un poco manipolatore di folle in linea con l'interpretazione scelta da Vick e collaboratori, soprattutto Stefano Simone Pintor che ha contribuito con il regista alla scrittura dei dialoghi affidati ai Cittadini del mondo. A completare il cast la divertente Papagena di Paola Leoci, il Sacerdote di Marco Miglietta e l'Armigero di Seung Pil Choi. Il Coro lirico marchigiano è stato ben preparato da Martino Faggiani, coadiuvato da Massimo Fiocchi Malaspina. I tre Geni (Ilenia Silvestrelli, Caterina Piergiacomi ed Emanuele Saltari) provengono dalle fila dei Pueri Cantores Zamberletti preparati da Gian Luca Paolucci.
Daniel Cohen ben conduce l'Orchestra Regionale delle Marche : i tempi sono curati e il suono omogeneo e disteso, pur dovendo concentrare parte della sua attenzione al raccordo buca – palco, un poco complicato dal cantato in italiano. Questa è l'unica nota che ci ha lasciato dubbi, la scelta dell'italiano, difficile da evitare considerando la presenza e i dialoghi affidati ai Cittadini del Mondo, ma che ha forse diminuito la “magia” della rappresentazione.
Il pubblico ha seguito con attenzione tutta la recita per poi dividersi nel finale : applausi e fischi in egual misura ma occasione di confronto e di riflessione su temi fondamentali per il vivere in una comunità, coesione sociale che deve necessariamente essere improntata a modi civili e salvifici, colorati di verde speranza.
________________________________________________________________
L'ELISIR D'AMORE : regia magistrale e musica impeccabile
Il regista Damiano Michieletto è oramai considerato uno dei protagonisti dell'opera nel mondo e i suoi spettacoli hanno sempre il principale punto di interesse nella trasposizione temporale, in quanto le storie sono sempre ambientate nei giorni nostri. Non fa eccezione questo “Elisir d'amore” che si svolge su una spiaggia in epoca contemporanea. Tutto è estremamente credibile e la grande abilità del regista nel muovere cantanti, coristi, mimi e figuranti in numerose e vivaci controscene rende lo spettacolo molto divertente, calamita l'attenzione del pubblico che pure si commuove nel momento atteso della “furtiva lagrima”, qui peraltro bissata a furor di popolo.
Infatti a una regia magistrale, coadiuvata da perfetti apporti scenotecnici (le scene strepitose di Paolo Fantin, i costumi azzeccati di Silvia Aymonino, le luci giuste di Alessandro Carletti), corrisponde una impeccabile parte musicale.
Davvero uno spettacolo perfetto, possiamo dire uno dei migliori allestimenti di sempre, non solo allo Sferisterio. Il pubblico ha applaudito moltissimo, sia a scena aperta, sia nel finale : un trionfo che merita il tutto esaurito a ogni successiva recita. Il verde speranza esaltato dal blu del mare.
________________________________________________________________
LA TRAVIATA : l'incanto di sempre
Torna allo Sferisterio la “Traviata dello specchio” che, dal debutto nel 1992, non ha mai smesso di incantare il pubblico di tutto il mondo, non solo maceratese, una emozione che si ripete ogni volta che lo specchio si alza a inizio rappresentazione, anche se non è la prima volta, al punto che gli spettatori applaudono ben tre volte la scenografia. Autore ne fu, oltre un quarto di secolo fa, il ceco Josef Svoboda, che ebbe la intuizione geniale di posizionare le scene a terra sul palcoscenico, grandi teli dipinti che si riflettono su un grande specchio inclinato di circa 60 gradi, che rimanda a un pubblico incantato le scene e i movimenti di cantanti e coristi.
Salome Jicia segue tutti i risvolti del ruolo del titolo e convince soprattutto per la resa emotiva. Accanto a lui non brilla ma neppure resta in ombra l'Alfredo di Ivan Ayon Rivas, ma il cast è sicuramente dominato dal Giorgio Germont di Luca Salsi, uno dei più grandi baritoni verdiani di questi tempi, eccellente nella musicalità del verso, voce piena e profonda, screziata di vellutate bruniture, in grado di rendere ogni risvolto del personaggio in modo umano e sentimentalmente ineccepibile. Luci e ombre tra i numerosi comprimari : se Mariangela Marini è una giusta Flora, Marianna Mennitti è parsa acerba come Annina ; Giacomo Medici è un credibile Dottor Grenvil, Silvano Paolillo un Gastone aspro ; giusti Stefano Marchisio (Marchese d'Obigny) e Lorenzo Grante (Barone Douphol); a completare il cast Alessandro Pucci (Giuseppe), Gianni Paci (Domestico di Flora) e Roberto Scandura (Commissionario).
Qualche perplessità ha destato la direzione di Keri-Lynn Wilson : i tempi sono parsi disomogenei e il suono non sempre del giusto impasto timbrico. Buona la prova del Coro Lirico Marchigiano preparato da Martino Faggiani con la collaborazione di Massimo Fiocchi Malaspina. Coinvolta anche la Banda Salvadei come complesso di palcoscenico. Un trionfo nel finale, applausi calorosi per tutti : una Traviata che mai manca di lasciare il segno sul pubblico. Quel verde speranza che lo specchio raddoppia e moltiplica.