Ogni nuovo allestimento di Rossini funziona alla maniera di un test sul buon gusto di chi lo mette in scena : l'assunto di uno stile buffo ormai fuori dal tempo che, attraverso la parodia, si rende possibile ancora una volta smentendo allo stesso tempo qualunque pretesa di farsi prendere sul serio, obbliga le componenti musicali e registiche a un difficilissimo asse d'equilibrio tra serietà – nel senso dell'adesione agli stilemi del genere – e ironia. L'italiana in Algeri andata in scena al Teatro Massimo di Palermo – che riprende un allestimento di qualche anno fa, con scene di Emanuele Luzzati e costumi di Santuzza Calì – è complessivamente una prova ben superata : il cast vocale, il direttore Gabriele Ferro e il regista Maurizio Scaparro hanno costruito uno spettacolo in equilibrio su una problematica drammaturgia. Se tutto il Rossini buffo è un artefatto da maneggiare con cautela, lo è tanto più un'opera come L'italiana in Algeri, dove l'esilissima trama minaccia sempre di rivelarsi il puro pretesto per le invenzioni musicali di un genio appena ventunenne e non troppo sensibile ai pericolosi vuoti che si spalancano sotto vari numeri del libretto.
L'elemento di maggior attrattiva di questo allestimento sono le splendide scene del compianto Emanuele Luzzati : colonne coperte (cioè dipinte) di azulejos, un mare molto azzurro sullo sfondo, grate traforate alla moresca che fungono da quinte scorrevoli, una nave prima piccola all'orizzonte e poi sempre più grande man mano che arriva sotto costa danno vita a un'ambientazione convincente dove far svolgere la meno verosimile delle vicende. Il serraglio è colorato ed elegante, tutto giocato sui toni pastello ; i prigionieri italiani – per una storia dove l'amor patrio c'entra solo in modo forzato – sono invece vestiti senza colore ; gli italiani catturati dai pirati arrivano prima in abiti da viaggio, con tanto di valigie, e poi sono obbligati ad assumere i variopinti costumi locali. I personaggi funzionano abbastanza bene : Mustafà (Simone Alaimo), Elvira (Maria Francesca Mazzara), Zulma (Isabel De Paoli), Haly (Giovanni Romeo), Lindoro (Pietro Adaini), Isabella (Marianna Pizzolato) e Taddeo (Vincenzo Taormina) riescono ad attivare quella tensione indispensabile all'esplosione del “buffo”, ma troppo spesso vengono indotti da Maurizio Scaparro a una serie di mossette inutili. Bisognerebbe assolutamente proibire ai registi di far muovere i personaggi a tempo di musica : si doppia con il gesto qualcosa che non ha nessun bisogno di essere doppiato e si involgarisce la scena con gesticolazioni fastidiose. Isabella, per esempio, quando deve sedurre il Bey fa la “mossa” ancheggiando come una soubrette da avanspettacolo : un gesto volgare che, crediamo, farebbe scappare qualunque Bey a gambe levate. Altre volte Lindoro e Taddeo, accompagnando con una sorta di balletto latino-americano snodi delicatissimi dell'azione, rischiano di compromettere la tenuta drammaturgica attaccata all'esile filo della verosimiglianza. In questi casi, si potrebbe osservare, la trappola del “buffo” rossiniano – che non è mai crassa ilarità – ingoia i suoi interpreti.
In altri casi le cose funzionano. I difficili concertati di fine d'atto sono dei momenti d'insieme ben gestiti : Ferro ha polso fermo ed esperienza da vendere per guidare efficacemente l'orchestra e il cast in momenti così complicati. Meno convincenti, forse, l'ouverture – la parte lenta manca di tensione e l'Allegro di quella ironia corrosiva senza cui Rossini risulta come amputato – e gli accompagnamenti alle arie : i cantabili sono sempre troppo lenti, obbligando i cantanti a uno sforzo supplementare, e le cabalette corrono al punto da mettere in difficoltà gli interpreti che non riescono a pronunciare tutte le parole dei loro terribili scioglilingua. Forse a questi tempi mal calibrati si devono, fra l'altro, i momenti piuttosto numerosi di scollamento tra buca e palcoscenico.
Grande successo di pubblico, che negli anni recenti mostra di gradire sempre di più le scelte della direzione artistica orientata a valorizzare interpreti di provenienza palermitana, che così si esibiscono davanti al pubblico di casa particolarmente festoso.